Aladdin (2019) – Recensione No Spoiler

Aladdin è il live action dell’omonimo film di animazione del 1992 scritto e diretto da Guy Ritchie, famoso per aver diretto i due Sherlock Holmes con protagonista Robert Downey Jr. Il film è nelle sale dal 22 Aprile ed eccone la recensione.

La storia di Aladdin la conoscono tutti, ma questo live-action si impegna molto ad allontanarsi dal materiale originale per dare una propria e più originale versione di questa storia così popolare. Ci riesce? Non sempre. 

Il cambiamento dall’originale è una cosa palese sin dai primi minuti di film, con l’inserimento di una nuova idea che a me sinceramente è piaciuta. Obiettivamente potrebbe avere poco senso, infatti secondo me a molti non piacerà questa scelta, ma ad altri sì.

Ho apprezzato l’abbandono del colpo di fulmine, che in questo live action è molto meno palese. Ci sono molti più incontri tra Aladdin e Jasmine e quindi viene dato molto più spazio al loro innamoramento.

Il problema è che ne viene dato fin troppo. Il film prende le pieghe di una commedia romantica per la maggior parte del tempo, dove tutto è incentrato sulle avance di Aladdin verso Jasmine e sulla stupidità di tale corteggiamento, tutto accompagnato da Will Smith in versione genio che altro non è che la solita spalla afro-americana. 2019, guys! 

E in aggiunta né le novità né l’abbondante tempo in più sono serviti a dare una caratterizzazione diversa o più profonda dei due personaggi principali. Anzi, è esattamente l’opposto. Per entrambi i protagonisti si rimane molto superficiali nella caratterizzazione, fatta anche molto male. Infatti, Jasmine e Aladdin ci sono presentati in un certo modo, poi diventano in un altro e poi in un altro ancora senza un’evoluzione mostrata e sensata.

Ovviamente, dando spazio alla storia d’amore tra loro due, viene tolto ad altri personaggi ed avvenimenti. Praticamente avviene un po’ tutto nell’ultima mezz’ora, mentre nella prima ora e mezza succede davvero poco, proprio perché viene maggiormente dedicato il tempo alla parte romantica.

A perderci è un po’ il personaggio del genio, anche se non in una maniera esponenziale. Questo personaggio è molto carismatico e simpatico, ma dopo un po’ inizia a diventare spesso fuori luogo, così come alcune delle sue battute, e, più che essere lo stravagante essere che abbiamo conosciuto nel film d’animazione, diventa la spalla che deve ironizzare sul terribile corteggiamento condotto da Aladdin. 

Ma il peggiore è Jafar, che è stato caratterizzato malissimo, anzi per nulla. L’apertura è molto buona. Ci viene mostrato subito che Jafar è un uomo che vuole il potere ed è disposto a tutto per ottenerlo, ma è l’unico momento bello perché, per il resto del film, Jafar non farà assolutamente una mazza. Ci dirà che è potente, che è cattivo, che può fare questo e quello. Ma secondo voi lo fa? No. 

Praticamente Jafar delira e fantastica su quello che può fare pur non portandolo mai in atto e, quando finalmente si decide ad agire, mette in atto l’azione malvagia più buona della storia. Questo perché non si voleva che Jafar facesse del male a nessuno dei personaggi, però questa utilità narrativa dei personaggi si deve anche mascherare, cosa che il film non fa.

Andando più a fondo nella sceneggiatura devo dire che non l’ho trovata un granché. Sia per gli avvenimenti che per i dialoghi.

Purtroppo il film è molto commedia romantica, e nonostante all’inizio si allontani dall’originale, c’è un ritorno assiduo all’opera del ’92, riprendendo anche avvenimenti che non hanno molto senso con quello che è avvenuto. E alcuni di questi avvenimenti hanno proprio bisogno del cartone per essere capiti, altrimenti restano molto bui.

I dialoghi non sono niente di che. Come già ho detto ricercano molto la battuta, e fin qui va bene, ma i problemi arrivano quando si devono costruire dei dialoghi seri. Alcuni sono carini, come il primo di Jafar, ma altri sono proprio trash ed insensati.

Ritchie ha diretto questo live-action e non sono rimasto molto estasiato dal suo lavoro. Il film si apre con un bellissimo piano sequenza che ci mostra tutta Agrabah e anche i momenti musical son ben creati, anche se con uno stile un po’ troppo da videoclip musicale con un po’ di film di Bollywood, a cui si sono sicuramente ispirati. 

Il grande problema è tutto il resto. Le sequenze d’azione sono molto confuse, non si capisce bene cosa avviene e, molte di esse, hanno una regia proprio statica. Più che mostrarci bene cosa avviene giocando con i movimenti di camera, Ritchie ci fa vedere spezzoni utilizzando inquadrature diverse. Questa scelta non mi è piaciuta per niente.  

E, per ultimi, gli spazi. Agrabah viene fatta vedere enorme, ma solo in panoramica. Spesso le azioni sembrano avvenire negli stessi luoghi, che sono molto piccoli e anche un po’ claustrofobici, e ciò avviene anche a palazzo. Sembra avvenire tutto nella stessa stanza.

Passando al reparto tecnico, mi son piaciuti tanto i costumi, anche se non mi ricordavano molto l’Arabia, ma più l’India (e qui ritorna Bollywood) con questi strascichi, i vestiti e i veli lunghi, mentre nell’immaginario le donne nella antica Arabia si vestivano con i tipici pantaloni “a sbuffo”. Belle anche le scenografie, che sono molto curate, ma troppo piene. Lì si vede che c’è stato proprio un problema registico a gestire bene questi spazi così ben disegnati. 

Male il montaggio e, a mio parere, gli effetti visivi. Tutta la CGI è finta e si vede. Tranquilli per il Genio, per lo più è solo dipinto di blu. In alcuni momenti si vede che è finto, ma non sono molti. Carina la fotografia in alcuni punti (ad esempio nel piano sequenza iniziale o nel deserto). 

Il cast, invece, non mi ha particolarmente convinto. L’attore di Jafar è stato terribile. Gli altri hanno fatto il loro, ma non c’è stata nessuna performance che mi ha sbalordito. Tutto nella norma.

Questa è la mia recensione di Aladdin. Ma ora tocca voi. Avete visto Aladdin? Cosa ne avete pensato? Scrivete tutto nei commenti. Io vi ringrazio di aver letto la recensione e vi invito a condividere se vi è piaciuta e a seguire il blog o a seguirmi su Twitter.

Grazie e alla prossima.