Tre Volti – Recensione No Spoiler

Tre Volti è il nuovo film del filmmaker iraniano Jafar Pahani, regista multipremiato, soprattutto a Cannes, dove ha vinto miglior sceneggiatura anche quest’anno per questo film. Ecco la recensione.

Tre Volti, come gli ultimi film di Pahani (purtroppo non ho visto altro della sua filmografia, al momento), è un docu-fiction, ovvero una specie di documentario, ma che in realtà è finzione.

Secondo me è una cosa che serve sapere perché il film sembra essere molto strano, ma quando si capisce che è un docu-fiction si vedono più chiaramente tante cose.

All’interno di questo film troviamo il regista e Behnaz Jafari nel ruolo di loro stessi. Tutto è guidato da un evento drastico, compiuto da Marziyeh, anche lei nel ruolo di se stessa. Marziyeh vuole essere un attrice, ma per questo non è ben vista né dalla sua famiglia, né dagli altri abitanti del villaggio.

Con la sua sceneggiatura Pahani racconta, e critica, l’Iran, suo paese d’origine. Ci mostra uno stato dove le donne sono sottomesse, dove si guarda alle star con passione e amore, ma non al loro lavoro, perché sono solo intrattenitrici. Quindi c’è anche una certa ipocrisia.

C’è anche grande anarchia e stupidità. In un momento viene presentato un problema e gli abitanti del villaggio lo accettano, si adattano, rifiutano di risolverlo perché c’è poca voglia di cambiare. Gli unici che accettano e vogliano il cambiamento sono i tre volti che vediamo. ovvero il regista, l’attrice famosa, e la ragazza che sogna di lavorare nel cinema. Gli unici tre artisti in questo arido mondo.

In realtà, c’è anche un quarto artista, ma quella è una chicca.

Registicamente il film è molto interessante. Ha scelte molto da documentario. Alcuni dialoghi sono molti statici, protagonisti ripresi da lontano che si comportano come se non ci fosse una telecamera, pochi movimenti. E poi si gioca molti sui primi piani, per far vedere questi Tre Volti, facce di persone che non sono come gli altri.

C’è anche un po’ di road movie in Tre Volti. Il film ha molte scene in macchina o per strada, e secondo è un bene, perché l’aspetto essenziale del road movie c’è, quindi il viaggio, il tema dell’alienazione, della diversità, del trovare la propria identità. Ed è proprio ciò che accomuna i nostri tre protagonisti.

Perciò questo film è un po’ tutto: un dramma politico, un documentario, un road movie, ed ha un regia che riesce a armonizzare tutti questi elementi.

La recitazione non è stata il massimo. A parte la Jafar non c’erano attori o attrici professionisti, riprendendo un po’ il cinema d’autore europeo degli anni ’50, ma preferisco professionisti. A mio parere Tre Volti era un po’ troppo carico di finzione. Effetto voluto trattandosi di un docu-fiction, ma era troppo. O almeno lo era per me.

Consiglio Tre Volti? Certamente! Non è un capolavoro, ma sicuro un lavoro degno di essere visto.

Voto:79/100

Ora però tocca a voi! Avete visto Tre Volti? Vi è piaciuto? Andrete a vederlo? Fatemi sapere scrivendo nei commenti.