L’Alienista (libro) di Caleb Carr- Recensione

L’Alienista è il secondo romanzo dell’autore statunitense Caleb Carr e primo romanzo della serie Kreizler, che ad oggi conta tre titoli, pubblicato nel 1994.

Ambientata nel 1896, l’opera ha come protagonista John Moore, un giovane giornalista del Times, che decide di raccontarci gli avvenimenti strani e oscuri che sono avvenuti a New York quell’anno.

Tutta la vicenda ha inizio con il ritrovamento del cadavere di Santorelli, un bambino prostituto. Sulla scene del delitto c’è il capo di polizia Theodore Roosevelt e Laszlo Kreizler, alienista che al momento si trova sotto l’occhio del ciclone poiché tutte le sue teorie sulla psicologia sono viste come grandi balle. Presto i protagonisti capiscono che quello di Santorelli è solo uno dei tanti omicidi commessi dal loro uomo e chel’omicida colpisce una particolare categoria. A loro spetta il compito di fermarlo in grande segretezza con l’aiuto di una squadra composta da giovanissimi elementi, tra cui anche una donna, la prima donna ad entrare in polizia a New York.

Il libro mi è piaciuto tanto e, da fan di gialli/thriller, ho proprio notato come esso sia stato quasi un precursore del genere thriller psicologico che ora va per la maggiore. Ma è molto differente. Già nel tipo di storia. Sebbene tutto sia incentrato sulla scoperto dell’omicida seriale, la costruzione della storia è originale, e rimante tutt’ora tale dopo 24 anni.

Infatti ne “L’alienista” si indaga molto la natura umana e tutta la costruzione dell’indagine è psicologica. Più che scoprire l’identità nominale dell’assassino, c’è un’intenzione di scoprire il suo profilo psicologico attraverso i dettagli che si colgono nei corpi e in generale nel suo modus operandi. Quindi l’attenzione non è tanto capire come si chiami quella persone, ma capire come è la mente di quella persona e perché compie tali atti disumani.

Da non sottovalutare è la parte storica. Carr ci da una buonissima rappresentazione della New York di fine diciannovesimo secolo. Sia geograficamente, quindi strade, posti di ritrovo; sia storicamente. New York è corrotta, piena di criminalità, la massa è ignorante e all’oscuro di tutto. Carr rappresenta tutto il degrado e la violenza dell’umanità che erano tipiche di quell’epoca e che sono ancora un problema per noi. Perché la natura umana non cambia mai. E credo che sia proprio questo il grande tema del libro: la natura umana.

Essendo un romanzo, non si può non parlare della prosa. E a me quella di Carr è piaciuta, sia per la sua scorrevolezza, sia per la scelte particolari, soprattutto per il genere. Il libro è narrato in prima persona, cosa non comunissima nei thriller che generalmente sono in terza, e il narratore è uno e uno solo, molti thriller in prima persona hanno più narratori (es. La Ragazza nel Treno, L’Amore Bugiardo). Mi viene in mente solo un thriller costruito in questo modo ed è “Il Talento di Mr. Ripley”, che non è un vero thriller. Ed anche questo romanzo alla fine non lo è.

Dato che è narrato in prima persona, abbiamo un distinguo tra il John auctor e il John agens. Generalmente, nei thriller, l’auctor scompare nell’agens e lo si sente solo qualche volta giusto per anticipare un evento molto importante, ma ne “L’Alienista” no. Il John che scrive è differente dal John che ha vissuto nel 1896e noi lo avvertiamo.

Infine, è un romanzo basato poco sul dialogo, ma molto sulla narrazione e sulle descrizioni. Di descrizioni ce ne sono tante, New York viene descritta magnificamente. Di dialoghi il giusto. Il crime è un genere molto “parlato”, concedetemi il termine, ma questo libro, invece, è molto narrato. Ci sono interi capitoli in cui non c’è un dialogo, cosa per niente comune nel genere. Altro motivo per cui lo associo con Mr. Ripley.

Unica nota negativa è che non mi sono piaciute quelle parti un po’ d’azione, che ho trovato un po’ ripetitive, e in alcuni c’erano degli scivoloni stilistici. Non che fosse scritto male, ma si notava il cambiamento.

Perciò vi consiglio molto il libro, soprattutto se vi piacciono i crime o siete interessati alla psicologia. Io la studio all’università e il libro mi ha entusiasmato molto.

Voto: 78/100

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