The Nun – Recensione No Spoiler

 

The Nun è l’ultimo attesissimo capitolo del, ormai, franchise cinematografico The Conjuring, spin-off di The Conjuring 2. Come si capisce dal titolo, questo film è incentrato su Valak, demone che si manifesta sotto le sembianze di una suora nel secondo The Conjuring e che vediamo anche in Annabelle: Creation.

Sinceramente il film non mi ha convinto per niente.

È un film pieno di clichés, di ripetizioni, di assurdità, di simboli religiosi e di jump-scares, ma ce ne sono davvero troppi.

Io credo che il difetto più grande di The Nun è il motivo per cui esso è stato realizzato: fare soldi. Tutti i film vogliono avere un successo al botteghino, sia chiaro. Il cinema è primo di tutto un’industria, ma ci sono quei film realizzati molto velocemente e portati in sala ancora più velocemente che servono solo per fare incassi senza guardare alla qualità. Guardate tutti i film di supereroi che escono. Il loro compito è solo quello di fare soldi al botteghino, e al 90% dei casi ci riescono, ma con risultati qualitativi a volte molto scarsi. E The Nun è uguale. È un film fatto per riportare in sala tutti i fan di The Conjuring, e infatti è un successo commerciale, ma qualitativamente non è un film riuscito, proprio per la fretta con cui è stato realizzato, che ha portato a strafalcioni, errori e cose dette male.

La trama del film è presto detta. Nel 1952 in Romania, una suora viene trovata impiccata davanti all’ingresso di un’abbazia.  La cosa più ovvia è che ella si sia suicidata. Il Vaticano, venuto a conoscenza di questa notizia, manda ad indagare padre Burke, un prete specializzato in esorcismi, e Irene, una novizia, cioè una suora che ancora non ha preso i voti. Arrivati in questo castello (perché è un castello), notano subito qualcosa che non va. Ci sono strane manifestazioni paranormali e Irene vede una suora che non emana niente di sacro. In questo caso, la suora. I nostri due baldi eroi inizieranno un’indagine che li porterà ad affrontare Valak e a scoprire le origini del castello. Trama abbastanza banale e che richiama molto The Conjuring.

Ma il solo problema non è la storia abbastanza banale, ma il modo in cui essa è stata scritta, ovvero la sceneggiatura. Come dico sempre, nella scrittura non è importante cosa si dice, ma come lo si dice. Quindi, anche questa storia che sicuramente è vista e rivista, se scritta bene poteva offrire molte novità. Un buon esempio di ciò è La Forma dell’Acqua, che, pur presentando una storia semplice, è tutt’altro che banale.

The Nun, invece, strizza l’occhio ai capitoli precedenti del franchise, tanto è vero che il film si apre con spezzoni di The Conjuring 2, e riprende molto da essi. Sebbene ci siano cose interessanti, per esempio mi è piaciuta molto la prima scena, anche dal punto di vista registico, ma di questo parliamo dopo; ci sono troppe cose che non vanno.

Prima di tutto, i simboli della religione cristiana. Sento già qualcuno che mi sta per dire: “Eh vabbé, è un film che si chiama La Suora”. Ed è vero, così come è vero che simboli religiosi sono stati visti nei capitoli precedenti, ma io credo che il troppo stroppia. E qui i simboli sono davvero, davvero tanti. Non ci si limita ai crocifissi, alla Madonna, si va a finire addirittura al sangue di Cristo, facendo sì che si cada nel ridicolo.

Ci sono buchi di trama. Sembra che le cose in questo film debbano andare così e basta. Suor Irene, all’inizio di quello che dovrebbe essere il finale, sa tutto. Non si sa come. Prima non sapeva niente, ora sa tutto. “Mi hanno detto che….”, ma nessuno le ha mai detto niente di simile. Lei sembra saperlo e basta. Cinque minuti prima era all’oscuro, poi vede la luce. Ridicolo.

Ci sono anche cose assurde, che avrebbero potuto essere interessanti, non fosse che il film sia scritto con il lato B. Le origini di Valak sono spiegate in pochi minuti, ed è pieno di cose assurde. La storia non è assolutamente credibile. Non ho neanche trovato un senso in Valak. La suora fa cose in questo film non ben specificate. Appare, prova a fare paura, ma niente di più, se non alla fine. Ma il grande problema è che fa delle cose che sembrano ostacolare il suo stesso piano, perché sì, a quanto pare Valak ha un piano. Praticamente la suora si autosabota. Il finale è stato stupido e geniale allo stesso tempo, e anche un po’ trash, ma quanto meno ha senso. Ci sono tantissime cose non spiegate, come, ad esempio, il perché padre Burke non vede una suora ma un bambino? E il pentacolo? Magari, se avessero perso un po’ di tempo a spiegare, quelle cose che sembravano assurde potevano avere un significato e una spiegazione “razionale”. Invece no.

E chiudiamo con la sceneggiatura con l’ultimo punto, che fa capire il perché degli altri. Il film è pieno di jump-scares. Ce ne sono milioni. E rendono il film ripetitivo. La realizzazione della storia viene abbandonata per creare intere scene, anche consecutive, di jump-scares, che non fanno paura. Perché in totale, solo cinque o sei ti fanno sobbalzare, ma le altre no. Uno, perché alcuni ci sono nel trailer; due, sono molto prevedibili; tre, sono tutti uguali. Vediamo una suora girata muoversi e poi sparire una ventina di volte. Così come vediamo Valak così tante volte, che alla fine non fa più paura, se mai ne avesse fatta.

Perciò il film risulta ripetitivo, non così spaventoso e a volte così ridicolo da far ridere, un po’ perché c’é dell’umorismo, un po’ perché ci sono delle scene che dovrebbero essere serie, ma in realtà sono ridicole.

Essendo così ripetitivo il film, non può che essere ripetitiva la regia.  Corin Hardy usa un po’ sempre gli stessi movimenti di camera per i jump-scares. Muove la camera, la riporta dove era prima e ora c’è una suora, o non c’è più. Slow-motion a non finire. Però ho trovato delle scelte registiche interessanti e anche un po’ virtuose. Vi parlavo prima della scena iniziale, che mi è piaciuta molto. Così come le scene in cui tutte le sorelle sono nella cappella a pregare, sia la prima che la seconda. Solo che di queste scelte che vanno oltre il solito canone ce ne sono poche. Però se il film si regge un po’ è solo grazie a Hardy.

 

Del reparto tecnico non c’è molto da dire se non che era molto scarso, soprattutto la CGI. Belle le musiche, però.

Grande Taissa Farmiga, la cosa più bella che ho trovato in questo film.

Quindi, non vi consiglio il film. Se volete un consiglio per un horror guardate “Hereditary”, di cui ho fatto una recensione, ma in collaborazione con un altro sito di cinema, che vi lascio qua sotto. Se invece volete un consiglio per questa settimana, andate a vedere Gli Incredibili 2. Io l’ho già visto e vi ladcio la recensione qua sotto.

Voto: 37/100

La mia recensione finisce qua, ma ora tocca a voi. Avete visto the Nun? Cosa ne pensate? Andrete a vederlo? Eravate interessati? Scrivete tutto nei commenti qui sotto, e avvertite se fate degli spoiler, per rispetto a chi non ha visto il film e lo vuole vedere. Io vi ringrazio di aver letto, se vi è piaciuta la recensione cliccate mi piace e condividete. Mia aiuterebbe un sacco. Inoltre, seguitemi su Twitter e su Facebook se volete nuovi aggiornamenti.

Hereditary: https://locchiodelcineasta.com/hereditary-non-il-solito-horror-paranormale-recensione-schedafilm/

Incredibili 2: http://www.mjpsreviews.com/2018/09/20/gli-incredibili-2-recensione-no-spoiler/

La forma dell’acqua: http://www.mjpsreviews.com/2018/02/28/la-forma-dellacqua-the-shape-of-water-recensione/

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