Sulla Mia Pelle – Recensione No Spoiler

locandinaSulla Mia Pelle è il film che sta facendo parlare di sé da giorni a causa della sua presentazione a Venezia e dei sette minuti di applausi scaturiti da essa.

La pellicola, scritta e diretta da Alessio Cremonini, racconta gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi, ragazzo protagonista di un caso di cronaca nera a causa della sua morte mentre si trovava in custodia cautelare e forse a causa di un pestaggio subito da parte di alcuni carabinieri.

Purtroppo ho visto il film su Netflix e non al cinema a causa della sua piccola distribuzione.

Il film mi è piaciuto, ma non l’ho trovato così grandioso da giustificare i setti minuti di applausi. Per me è un buon film con i suoi pregi e i suoi difetti. Ma analizziamolo nel dettaglio.

 

La bellezza di questo film sta nel come la sceneggiatura tratta questa storia. Non c’è una martirizzazione di Cucchi. Viene presentato come criminale, come drogato, come una persona poco raccomandabile. Però era comunque un uomo. Non c’è neanche una voglia di fare da manifesto e di giudicare un caso che già si trova in aula del tribunale. Ciò che viene mostrato in questo film è solo la vita di Stefano in quei terribili sette giorni. E questa delicatezza è proprio la grande forza di questo film.  Vediamo Stefano dolorante e con il volto tumefatto che incontra carabinieri, giudici, dottori poliziotti, guardie carcerarie, ma nessuno di loro sembra accorgersi dei suoi lividi.            Ci viene mostrato il silenzio delle persone sullache sono a contatto con Stefano, ma anche il suo. La critica c’è, alla società, alla giustizia, ma non è un giudizio, infatti non sapremo mai i nomi dei possibili carabinieri che avrebbero commesso il fatto, né tantomeno lo si vede.

Ma la sceneggiatura ha anche un grossa pecca a mio parere: per essere un film sul silenzio si parla troppo.  È un film più detto che mostrato. Per capire questa frase dovete fare riferimento ad una grande regola della scrittura: “show, don’t tell”, cioè “mostra, non dire”. Questo film fa l’esatto opposto: dice, ma non mostra. E se la cosa funziona per il pestaggio, spesso non funziona per il resto della pellicola. Troppe volte Stefano parla con i detenuti accanto a lui, troppe volte si ripetono le stesse frasi fatte, troppe volte si parla della sua sofferenza, ma non la si mostra. Questo riguarda per lo più la parte centrale del film, dato che in quella finale il dolore ci viene mostrato.

582949-thumb-full-720-sulla_mia_pelle_teaser_hd_netfliLa regia è sempre un “sì,ma”.

Ha delle scelte molto particolari, come i vari piani sequenza quando si gira nelle prigioni, nei penitenziari, nell’ospedale, creando quasi un filo conduttore. E anche dei ben particolari inseriti bene nel film e fluidi.

Così come ho trovato un filo conduttore in certi tipi di inquadratura come questa qui sotto. Molto volte vediamo stefano attraverso le sbarre, o una finestra, e ciò ci da l’idea di chiuso, di prigionia, e anche di sofferenza. E su questo non ho nulla da dire.

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Ciò che non mi è piaciuto è la troppo ossessione del viso. Non sto dicendo che Cremonini non dovesse fare dei primi piani sul viso, anzi, erano doverosi. Il problema che dal giusto al troppo la linea è sottile e secondo me il regista ha strafatto. La troppo attenzione e i troppi primi piani sul viso di Cucchi fa sì che ciò che viene attorno diventi meno importante e quasi superfluo, toglie anche un po’ della leggerezza con cui il tocca la storia, e soprattutto fa perdere di vista il vero motivo per cui Cucchi è morto.

Inoltre i troppi primi piani danno molto idea di televisione, soprattutto se così gestiti. Che io durante le perquisizione e l’arresto debba vedere quasi esclusivamente il viso di Cucchi è esagerato. Perfetto per la televisione. Sicuramente, essendo un film Netflix, il regista ha cercato di adattarsi a quella che sarebbe stata la vera grande distribuzione per questo film. Però una regia meno televisiva sarebbe stata molto più apprezzabile, oltre che più adatta.

Sul reparto tecnico non ha da dire molto, anche perché si vede poco. Da questo punto di vista ho trovato poca attenzione a scenografie, costumi, fotografia. Non mi è dispiaciuto il montaggio.

Finisco con la cosa migliore: Alessandro Borghi. Interpretazione stellare. Da David assolutamente. Performance che surclassa un intero cast composto, per la maggior parte, da persone che non sanno minimamente recitare. E Cremonini a volte ha dato loro troppo importanza e troppi primi piani.

La recensione finisce qua. Io vi consiglio il film perché, come detto prima, è un buon film, delicato, che invita ad un discorso su un tema molto importante come questo.

Voto: 70/100

E voi lo avete visto? Andrete? Lo vedrete? Cosa ne pensate? Commentate qui sotto e discutiamo di questo film. Grazie per aver letto questa recensione, io vi saluto, vi invito a seguire il mio blog e ci vediamo alla prossima recensione.