Ghost Stories – Recensione

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Ghost Stories, film horror del 2017- ma uscito adesso nelle sale mondiali- scritto e diretto da Andy Nyman e Jeremy Dyson, adattamento dell’omonima opera teatrale redatta sempre da loro.

Protagonista di questa pellicola è

un professore di psicologia, Phillip Goodman (interpreato dallo stesso Nyman), specializzato nel smascherare falsi sensitivi, di cui il mondo e la televisione pullulano. Lui si reputa quasi un eroe perché smaschera questi truffatori che ricavano soldi dalle tragedie altrui. Il suo eroe, l’uomo che l’ha spinto a diventare ciò che è diventato è il famigerato detective paranormale Charles Cameron, famoso per la frase: “il cervello vede quello che vuole vedere”. Charles è scomparso da tempo quando improvvisamente Goodman riceve una chiamata da lui che lo invita ad incontrarsi. Una volta lì Cameron da a Goodman tre casi che lui non è riuscito a risolvere e grazie ai quali si è convinto dell’esistenza del paranormale.

Il film è molto molto carino. Sicuramente è un bel film horror, ma in generale è proprio un buon film.

Il punto forte è la sceneggiatura. Il film vuole ridare una certa importanza e svecchiare tutte quelle storie di fantasmi, o in generale dell’orrore, classiche, storie che fanno del folclore di tutti i paesi, ma soprattutto quello inglese. Ricordiamoci che tutta la tradizione di Halloween è celtica. Quindi in Gran Bretagna questa tradizione dell’occulto, del gotico è ancora più forte rispetto all’Italia. È un film a episodi, infatti i casi ci vengono mostrati uno dopo l’altro, ma c’è una grande linea di successione e di pensiero che ne hanno fatto, a mio parere, un film ben pensato e ben scritto. Mi ha ricordato molto Incubi Notturni, film horror del 1945 diretto da Cavalcanti, e sicuramente Nyman e Dyson si sono ispirati ad esso. Film che vi consiglio, tra l’altro.

Tornando alla sceneggiatura, ho apprezzato l’umorismo del film. È molto ristretto, c’è solo in qualche istante, ma secondo me è utile e non smorza per niente il senso dell’orrore e di ansia che si ha. È umorismo nero, perfetto per il genere horror, che a mio parere accentua il tono dark del film. Inoltre è un film horror che fa paura. Io ho sentito proprio l’ansia e la paura, anche perché non ci sono tanti cliché. Anzi, l’esatto opposto.  E ci sono tanti colpi di scena che non ti aspetti, ma ci stanno bene. Per chiudere, il film non è solo un film dell’orrore, affronta una tematica particolare, che è quella del paranormale e della religione. Goodman- nome già particolare non trovate?- non crede in niente, ma perché? E perché invece alcune persone credono? Il film prende una posizione chiara e forte su questo tema, e non era per niente scontato.

La regia di Nyman e Dyson è molto buona, e anche molto teatrale, quindi anche la regia mantiene il concetto dell’opera originale, che ricordo è stata scritta per il teatro. Ci sono anche molte parti dove è più cinematografica e questo connubio si mescola bene. Questo fa sì che non ci vadano a creare dei soliti cliché, tipo il jump scare. Il jump scare ha una regia ben prestabilita e Nyman e Dyson hanno cercato di evitarla il più possibile, riuscendosi. C’è qualcosa che ci si può avvicinare, ma non ci sono jump scare.

Mi è piaciuto molto anche il reparto tecnico. Una fotografia bellissima, con dei colori tetri, oscuri e un’immagine curata e d’impatto; scenografie grandiose, anche qui molto curate; bellissime musiche, molto tetre e ci stanno bene; grande sonoro e bel montaggio, il film fila liscio come l’olio. Costumi nella norma, così come il montaggio sonoro.

Gli attori sono stati bravi, ma Alex Lawther decisamente sopra tutti.

Perciò vi consiglio questo film. È bello, elegante e spaventoso. Un horror che funziona.

Voto: 77/100

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