Ready Player One (film) – Recensione

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Ready Player One è il film diretto da Steven Spielberg, adattamento del romanzo di Ernest Cline. Ho già fatto una recensione del libro e vi lascio la mia recensione qui sotto.

Libro: Ready Player One di Ernest Cline – Recensione

Ma veniamo al film, che

non mi è piaciuto per niente. Il film, prima di tutto, è scritto male. Anzi, malissimo. Ci sono tanti buchi di trama. In un certo senso, me lo aspettavo. Nel romanzo non ci sono veri buchi di trama, ma elementi non realistici che fanno storcere il naso sì. L’altro sceneggiatore, invece, è Zak Penn, famoso per aver scritto Elektra. Il problema principale di Ready Player One è che è il sequel del libro. Cline ha fatto un sequel alla Rocky, o alla Fast & Furious. Stessa storia, ma ha cambiato un po’ i contenuti. Questo è il film. I punti principali sono presi dal libro, il resto è nuovo. Il problema è che, così facendo, non vengono dette molte cose importanti, e ciò crea enormi buchi di trama. Farò dei piccoli spoiler, perché credo ci sia bisogno di parlarne. Se volete, saltate il prossimo paragrafo.

Allora, eccovi alcuni buchi di trama, forse i più grossi. Oasis, questo grande gioco, altro non è che un VR. Basta togliersi il visore e automaticamente si viene disconnessi dal gioco. Eppure, quando i nostri eroi vengono attaccati e non possono difendersi, non viene loro in mente di disconnettersi? Perché? Nel libro ci viene detto il perché, sul film no. Perché il film è IL SEQUEL, quindi non c’era bisogno di ripeterlo. Secondo buco di trama: lui diventa famoso, o meglio il suo avatar. Peccato che non ci sia modo che loro lo conoscano. Sanno che Parzival è in testa alla gara, ma non sanno come è fatto, solo il nome, che non comprare sopra il personaggio, come viene detto nel libro. Quasi alla fine del film, vediamo tutti gli amici riuniti, senza dirci come hanno fatto a riunirsi così velocemente dato che Oasis è un videogioco globale. Ad un certo punto la tuta aptica del protagonista viene rubata e distrutta. Cinque secondi dopo ce l’ha di nuovo. In questo nuovo gioco c’è una specie di guardiano robotico, disponibile h 24. Alla fine scopriamo che è un avatar di una persona reale. No. Non credo che una persona possa stare tutta la vita collegato ad Oasis senza mai dormire. Così come non credo che delle persone possano giocare così per strada senza morire. Ce ne sono altri, ma basta così.

Inoltre il film non ha una vera e propria storia. Già nel libro era molto semplice e risicata, ma c’era. Qui non esiste, tanto ci sono gli effetti speciali e l’azione. Il villain è ridicolo, soprattutto perché è considerato villain perché- attenzione- vuole mettere la pubblicità su Oasis. E questa è una cosa da bastardi. Ma stiamo scherzando? Ma nemmeno nei libri di Sofia Viscardi. E poi alcune cose sono talmente esagerate! Sul libro storcevi il naso quando ti diceva di aver visto quella serie tv 500 volte, e quel film 300, e quell’altro 800, e l’altro più di mille e quella serie tv 700 volte e quei libri di 3000 pagine letti tutte dieci volte. Sì, ciaone. (Scusate se ho scritto i numeri, ma volevo far presto). Ma vabbé, chiudi un occhio, se non due. Ma adesso che sappiano a memoria tutti i ricordi di Halliday, che sappiano dove andarli a cercare. Dai, non è credibile.

I personaggi sono piatti e banali e superficiali. Cosa che non era affatto nel libro. Non erano dei personaggi semplici. Ognuno aveva la sua storia e anche il suo perché. Qui sono tutti monotoni, macchiettistici, senza sentimenti, senza un vero sviluppo della loro emotività e personalità. E, ovviamente, ci sono anche le minoranze. Vuoi non mettere le minoranze?

Per questo trovo il film una grande PARACULATA! Il libro, quantomeno, rendeva omaggio alla cultura pop anni ’80 attraverso una storia, semplice, per carità, ma c’era. Questo film invece è il nulla. Solo un insieme di cameo, di citazioni che dovrebbero farti venire le lacrime. Sì, fanno piangere, in effetti, ma non per la nostalgia, bensì per la stupidità.

Le battute sono atroci. I dialoghi nel libro erano normali, anche se in qualche momento ce n’erano di trashini. Qui sono tutti stupidi, perché dicono cose ovvie e le ripetono all’infinito. “Tratta dal romanzo di Stephen King, che odiava il film”. NO! Ma anche se avesse scritto una cosa del genere sul libro. No, non si scrive così. Cline, da scrittore a scrittore, dovresti saperlo. Per non dire una delle battute finali. “Lei è Rosabella”. Prima di tutto è detta proprio a cazzo. Non ha un senso. Secondo, NO! Fai omaggio a tutta la cultura pop che vuoi degli anni ’80, ’90 e 2000, ma Quarto Potere (Citizien Kane) non è cultura pop. Un film del 1941, ma scherziamo? Quando ho sentito la battuta volevo spararmi.

Apro anche una parentesi sul mondo del 2045, che è uguale a quello del 2018. Non cambia una mazza. Dovrebbe essere povero, ma è uguale al mondo di oggi, in tutto e per tutto. Altro che mondo distrutto. Altro che distopia. Non c’è alcun problema. Questo è un po’ anche il problema del libro. Di questo mondo distrutto se ne parla poco e, a volte, sembra poco distrutto, ma nel film è esattamente come oggi. Niente di diverso.

Infine, il narratore. Wade, il protagonista, è anche il narratore. Peccato che parli tutto il tempo, proprio per la grande incapacità di Cline di riuscire a costruire e a mostrare il mondo di Oasis al pubblico. “H è il mio migliore amico”. C’era bisogno di dire anche questo? MOSTRAMELO, CAZZO! Il narratore, in un film, va usato con moderazione, non può intervenire ogni qual volta tu non sai come dire questo e quello allo spettatore, cioè sempre. Non puoi far parlare il narratore per i primi trenta minuti. Non puoi.

Ma passiamo alla regia. Dato che questo film è diviso tra vita reale e Oasis, dividerò anche al regia. La regia nel mondo reale è bruttissima. Mi ricorda quella di Indiana Jones che è pietosa. Quella in Oasis è la regia di un cartone animato, semplicemente più agitata perché fa figo. L’unico pezzo di cui mi è piaciuta la regia è stata quando entrano in un film cult dell’epoca e Spielberg cerca di ricreare le stesse inquadrature. Non ci riesce a pieno, ma quasi. Unici due minuti apprezzati.

L’unica cosa bella del film è la CGI. Effetti speciali e visi davvero belli e devo dire che gli avatar sembravano proprio reali. Ma per il resto non vale una cicca. Mi sembra anche inutile stare a discutere sugli altri aspetti- tipo sonoro, musiche e quant’altro- perché non sono degne di nota.

Perciò, vi sconsiglio questo film. Vi consiglio molto I segreti di Wind River, però.

Voto: 15/100

Questa recensione finisce qua. Vi invito a commentare e a dire la vostra sul film, e seguite il blog: potete farlo con l’e-mail, wordpress o mettendo mi piace alla pagina facebook. Ciao.

Vi rilascio la recensione del libro: Ready Player One di Ernest Cline – Recensione