Ready Player One di Ernest Cline – Recensione

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Ready Player One è il romanzo di debutto di Ernest Cline uscito nel 2007. Questi giorni fa molto parlare di sé a causa del film diretto da Steven Spielberg appena uscito nelle sale.

Il libro è

una specie di young adult di fantascienza. Ambientato nel 2045, dove il mondo si sta distruggendo: è inquinato, la gente fatica a trovare un lavoro e a mangiare. Però c’è questo videogioco, Oasis, che è una vera e propria realtà virtuale, dove la gente si rifugia dato che il mondo reale sta morendo. Accade che il creatore di questo fantastico videogioco, Halliday, muore senza eredi con un patrimonio di centoquaranta miliardi di dollari, o giù di lì. Perciò, prima di morire, Halliday ha creato una Caccia: ovvero ha nascosto un Easter Egg nel gioco e ha lasciato tre chiavi sparse nel mondo di Oasis che condurranno a tale Easter. Chi lo troverà per primo avrà il suo patrimonio. Perciò tutti partono alla ricerca di questo Easter diventando così dei gunter. Alcuni si uniscono in tribù, altri si fanno assumere da una multi-nazionale che vuole il denaro di Halliday per lo più per disperazione. Alcuni, come il nostro protagonista, lavorano da soli.

Il protagonista è Wade Watts, ragazzo di diciassette anni amante di videogioco e grande fan- sfegatato, direi- di Halliday. Sa tutto di lui e sarà proprio lui a trovare la prima chiave, dopo cinque anni dall’inizio della Caccia. Da qui partirà una caccia sempre più accanita che si concluderà in poche settimane. Quello che vi ho detto accade nelle prime cinque pagine, quindi non è uno spoiler.

Passiamo al libro. Mi è piaciuto, davvero. Ti incolla perché vuoi sapere cosa succede. Certo, è un libro semplice, una lettura semplice e una storia semplice con qualche momento anche un po’ trash- qualche litigata e qualche love story- ma nel complesso niente di così brutto. Il grosso problema è che è un po’ troppo superficiale. Non è un libro che affronta chissà che tematiche, anche se qualcuna c’è e forse lascia l’amaro in bocca su alcune questioni, anzi, senza forse. Il videogioco, Oasis, serve a Cline per parlare di vita, in un certo senso, e non lo fa a pieno. Tutti si rifugiano in questo gioco per sfuggire alla vita reale, perché lì si può essere chiunque e c’è meno possibilità di essere presi in giro (tema identità?), ma quanto scappare dai problemi li risolve? Il libro vuole fare una riflessione su questa domanda, il problema è che la porta a termine in modo un po’ superficiale, scontato, e frettoloso. Anche perché è un argomento che Cline apre subito, ma si ricorda quasi alla fine di averlo aperto. Questo è stato un po’ deludente.

Però, questo libro è un po’ la rivincita dei nerd. Un grandissimo omaggio alla cultura pop degli anni ’80, periodo in cui Halliday è cresciuto e che ha adorato alla follia, per cui anche Wade li ama. Ovviamente, ripeto, tutto ciò è un omaggio per l’epoca in cui anche Cline è cresciuto, e alle cose che a lui piacevano, quindi alla cultura pop, una cultura sempre bistrattata perché popolare, commerciale che però alla fine tocca tutti quanti e diventa cult. Alle volte, però, molte cose orribili diventano cult.

Però caro Ernest Cline c’è una cosa che puzza molto. Il tuo personaggio ha 17/18 anni, perciò sfido che abbia visto tutti i film degli anni ’80, tutte le serie tv, e letto tutti i libri che erano tra i preferiti di Halliday. Sfido già che vedendone uno dietro l’altro e basta ci sarebbe riuscito, aggiungi anche il fatto che ha visto tutti i film almeno duecento volte. Dai, non è credibile.

Infine devo dire di aver apprezzato la scrittura di Cline. Non è così complessa, è molto semplice, ma riesce subito a catturarti e questa è una gran dote per uno scrittore.

Quindi sì, non è stato tempo perso e consiglio il libro anche a voi.

Voto: 63/100

La recensione finisce qui. Vi ricordo di mettere mi piace e di commentare per qualsiasi cosa vogliate dire e di seguire il mio blog: potete farlo con wordpress, l’e-mail, o mettendo mi piace alla pagina facebook. Ciao 😉

P.S. andrò a vedere il film (non so quando, però)