La Forma dell’Acqua (The Shape of Water) – Recensione

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La Forma dell’Acqua, titolo originale The Shape of Water, è il nuovo parlatissimo film diretto e scritto da Guillermo Del Toro. Vincitore a Venezia 2017, il film ha fatto parlare di sé per aver ottenuto ben dodici nomination ai BAFTA e tredici agli Academy Awards, ovvero gli Oscar.

La storia

, che ormai saprete tutti, non è delle più originali. Una donna delle pulizie muta si innamora di un mostro marino, che è soggetto di esperimenti in un edificio governativo all’interno della quale lavora la donna, che si chiama Elisa. Questa è, ma allo stesso tempo no. Infatti pensare a questo film come una storia d’amore, come un remake acquatico de La Bella e la Bestia, è molto riduttivo perché c’è molto di più. Elisa è, appunto, muta e orfana. I suoi unici due amici sono il suo vicino di casa, che è un illustratore omosessuale, e una sua collega afro-americana, Zelda. E ciò è molto importante.

Infatti, al contrario di quanto dicono molte persone, è importante che queste persone siano diverse, infatti la diversità è uno dei maggiori temi. Del Toro ci presenta queste persone per quello che sono: PERSONE, ESSERI VIVENTI. Con una loro vita, cose che amano, cose che odiano. Abbiamo Elisa, muta, ma con una passione per il cinema- addirittura abita sopra un cinema- e per la tv. Vediamo la sua vita abitudinaria e soprattutto il film parla molto della sua sessualità, dei suoi desideri, con questo colore rosso che appare un po’ ovunque. Addirittura su delle scarpe, oggetto che Elisa guarda con desiderio in una delle primissime scene. Ed è importante, è importante che abbia dei desideri, è importante quel colore rosso.

Passiamo a Zelda, una donna afro-americana che si lamenta spesso del marito. È molto bello come personaggio e divertente, nonché interpretato divinamente da Octavia Spencer. Anche qui la diversità del personaggio viene superata, quasi non ci facciamo caso che è di colore, ma lo è, e viene spesso “insultata” per questo

Infine c’è Giles, il vicino di casa omosessuale. Come ben avrete capito, la sua omosessualità scompare al nostro sguardo. Lo guardiamo con Elisa a guardare la tv, lo vediamo flirtare e anche faticare a trovare un nuovo lavoro. Lui è un illustratore, ma in quegli anni  ormai andava la fotografia.

Ovviamente figura importante è l’uomo-anfibio, cioè la creatura marina di cui Elisa si innamora, anche lui è diverso, dato che non è un essere umano, sembra minaccioso, ma in realtà è gentile e intelligente.

Invece il personaggio più normale di tutti, il Colonnello Strickland, uomo bianco eterosessuale con una bella mogliettina e due figli, è quello che alla fine si dimostra il peggiore, nonché quello non-normale.

Mi è molto piaciuta questa cosa di rappresentare la diversità come banale, la esalta nella sua banalità.

Altro tema, abbastanza ricorrente nei film di Del Toro, è la comunicazione. Elisa è muta, non può comunicare con nessuno se non con le uniche due persone presenti nella sua vita: Zelda e Giles, che a loro volta, possono comunicare poco, perché lei nera e lui deve tenere nascosta la sua omosessualità. Anche il “mostro” non parla, però con Elisa riesce a trovare un punto in comune e iniziano a comunicare, a gesti ovvio, ma lo fanno. Prova che l’amore arriva dove l’odio e la violenza neanche aspirano.

Inoltre in questo film ci sono tanti riferimenti, a film, miti di tutti i tempi. Bello, ci puoi fare davvero diecimila analisi e sarebbero poche.

Passiamo alla regia. MERAVIGLIOSA! Basta il primo minuto di film per far sciogliere le persone. La telecamera si muove bene e anche gli attori. Non ho davvero niente da dire a Del Toro se non chapeau.

Bella fotografia, davvero. Belle riprese e bei colori. Il blu e il rosso dominano. L’acqua e l’amore, la passione. I due colori con cui si può descrivere questa fiaba-horror. Belle musiche, davvero, e belle il modo in cui l’hanno usate, quindi bel sonoro.

Ho trovato poi bellissime le scenografie, davvero ben costruite e realistiche. Ti fanno proprio immergere nell’atmosfera degli anni ’60, così come i costumi. Bello anche il trucco, carini gli effetti visivi e ho molto apprezzato il montaggio, anche quello sonoro.

Insomma, si è proprio meritato tutte e tredici le nomination agli Oscar.

Chiudendo, questo film mi è piaciuto molto. Superficialmente può apparire banale, ma non lo è, perché offre davvero tanti spunti di riflessione su tanti argomenti, politici e non. Basta solo capire dove e con che occhi guardare. Perciò andatelo a vedere.

Voto: 90/100

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