Mistero a Crooked House – Recensione

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Mistero a Crooked House è un giallo adattamento del famoso romanzo “È un problema” di Agatha Christie, uno dei suoi romanzi preferiti. Il film per ora è uscito solo in Italia, esattamente il due novembre scorso, una settimana prima dell’uscita mondiale di “Assassinio sull’Orient Express”, che, purtroppo, in Italia uscirà solo a dicembre. Premetto subito una cosa prima di iniziare la recensione, io non ho letto questo libro. Della Christie ne ho letti tanti, ma tanti, ma questo mi manca, è uno dei pochi. Rimedierò.

La trama è semplice:

Aristides Leonides, un grande imprenditore greco che ha costruito la sua fortuna in Inghilterra, è morto. A trovarlo morto è stata la nipote Sofia, che, pensando sia stato ucciso, decide di rivolgersi a un investigatore privato di sua vecchia conoscenza: Charles Hayward. Charles si reca in questa casa dove vive tutta la famiglia di Aristides: la seconda moglie, i suoi due figli con le rispettivi mogli, tre nipoti, la cognata, sorella della prima moglie, e il precettore. Sono una famiglia strana, e tutti loro possono essere il colpevole e tocca a Charles svelare questo arcano.

Bene, come ben sapete, io inizio sempre parlando della sceneggiatura, che è la cosa che so sicuramente giudicare meglio perché più preparato. Ma questa volta, voglio fare un piccolo preambolo. Una delle cose che si dice sempre ai giovani scrittori che stanno provando a scrivere il primo romanzo e che hanno difficoltà a trovare un’idea originale è questa: “non deve essere originale cosa si dice, ma come. Quindi non è importante una storia, ma come la si narra”. Questa frase rappresenta a pieno la situazione in cui ci si trova con questo film. Bisogna dividere storia e sceneggiatura, ovvero cosa e come. La storia mi è piaciuta, la sceneggiatura non particolarmente. Il grande difetto di questo film è che è troppo corto. Quindi, più ci si avvicina alla fine più le cose vengono dette male e frettolosamente per far rientrare in un’ora e mezza una storia che necessita sicuramente venti/trenta minuti di più. E mi dispiace parecchio, perché la prima ora è davvero molto bella. Si viene immersi subito nell’atmosfera di un giallo inglese, facendo conoscenza del nostro caro giovane investigatore. Ci viene presentata la famiglia, uno alla volta e subito si nota come siano strani: sono tutti egoisti, chiusi nella loro bolla, nessuno di loro sembra essere dispiaciuto per la dipartita di Aristides, anzi, per loro sembra che non sia successo niente. Infine, piano piano, viene costruito un profilo della vittima, capiamo che tipo di persona sia. Il tutto sfocia poi in una cena dove abbiamo tutta la famiglia a tavola, dove litigano, si incolpano a vicenda, e tutto crea una situazione molto comica. In questo clima, ci vengono dati tanti indizi, ma proprio non si riesce a capire chi sia il colpevole perché possono esserlo benissimo tutti. Per questo quando la verità viene svelata, uno resta di stucco, come quando leggi qualsiasi libro della Christie. Quello che non funziona è come viene rivelato: di fretta, neanche deduttivamente- praticamente leggendo una confessione- e quasi buttata al vento, come se si fossero stufati del film (gli sceneggiatori). Mi è piaciuto l’inserimento del binomio Charles-Sofia che avevano vissuto una specie di storia in passato, che ci viene raccontata via flashback, ma poi viene letteralmente abbandonata e chiusa con due battute. Peccato. Infine, non mi è piaciuto il finale, troppo poco giallo e troppo da film action. Anche questo un gran peccato.

La regia non mi è dispiaciuta, c’è, ma non ha osato. Nel senso che forse è rimasto tutto un po’ troppo composto anche nel momento della scoperta del colpevole. Capisco il voler creare un’opera molto british anni ’50, però anche un attimo di veridicità. Sfido a rimanere così composti.

Invece mi è molto piaciuta tutta la parte più tecnica. Bellissima fotografia, con gran bei colori; belli i costumi; bella la scenografia, che è per lo più la casa dei Leonides, ma è proprio bella, arredata bene, esattamente una casa stile vittoriano. Inoltre è stato proprio bello vedere come ogni ala della casa fosse sistemata in modo diverso rispettando esattamente le personalità di chi vi abita. Bello il sonoro, ho trovato le musiche molto giuste e mai troppo spinte, ma che un montaggio sonoro esagerato a mio parere. Altra pecca è che l’unica effetto visivo/speciale che hanno usato è fatto un po’ male.

Per quanto riguarda gli attori, devo dire che li ho trovati tutti bravi, ma nessuno di davvero eccezionale. Forse solo Glen Close si è dimostrata essere oltre l’asticella, ma in generale ho trovato molto conformità, che è una buonissima cosa.

Quindi, tirando le somme, ve lo consiglio? Mah, sinceramente sì, ma dipende. Se siete appassionati della Christie come me e se volete tenere a bada la grande attesa che ci aspetta per “Assassinio sull’Orient Express”, andate, non è una perdita di tempo.

Voto: 67/100

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