La Ragazza nella Nebbia (film) – Recensione

locandina

 

La Ragazza nella Nebbia, uscito giovedì 26 Ottobre, è un thriller italiano tratto dall’omonimo romanzo del celebre scrittore del genere Donato Carrisi, che, in questo caso, firma anche la sceneggiatura e la regia (cosa molto sorprendente). La storia è ambientata ad Avechot, un piccolo paesino di montagna, dove scompare

una ragazza, Anna Lou, figlia di due persone molte religiose che fanno parte di una setta, chiamata la Confraternita. Ad indagare è l’ispettore Vogel, interpretato da Toni Servillo, che è un uomo molto particolare per il suo modo di servirsi dei media. Già in passato, infatti, ne aveva fatto uso per un vecchio caso, dove il suo indiziato, però, era stato dichiarato innocente. Nel film, Vogel ha un incidente e si trova nell’ufficio di uno psicologo, e da qui ci viene detta a ritroso tutta la storia.

Il film mi è piaciuto, l’ho trovato un bel thriller, inquietante e ansioso al punto giusto, forse anche troppo. No, dai, non è mai troppo. Il film è un incontro tra Twin Peaks e Gone Girl, serie tv e film che vi consiglio di guardare, nel caso di Gone Girl, anche di leggere il libro che è stupendo. I due thriller, Gone Girl e la Ragazza nella Nebbia, hanno molte cose in comune: il caso di una donna scomparsa, qui una ragazza, e il tema dei media. Infatti, tema centrale dei film, è il giornalismo di cronaca nera, i media, che si appropriano di questi casi- che sono temi scottanti, ma allo stesso tempo delicati- e li rendono spettacolo. E sono sempre i media che controllano le indagini. Viviamo in un mondo dove le notizie viaggiano alla velocità della luce, e quando si parla di cronaca nera, tutti vogliono subito un colpevole. Ciò porta la polizia ad agire subito, anche senza cautela, per dare il mostro in mano ai giornalisti e a tutta la nazione. E si sa, quando si è dipinti come mostri in tv, si è mostri per tutti, idem se si è innocenti. I media hanno proprio il monopolio, il totale controllo di un caso. Questo è ciò che ci viene detto in questo film, anche se, io credo che Carrisi ci sia andato molto leggero con questa critica, sia dal punto di vista della sceneggiatura che da quello della regia.

Mi è piaciuta la storia e anche la sceneggiatura. Ci sono delle cose che cambierei: avrei aggiunto più cattiveria da parte dei media, cambiato qualche dialogo, inserito più dettagli per un finale un po’ più conclusivo e tolto qualche scena. Ma tutto sommato è una sceneggiatura più che soddisfacente. La cosa che mi è piaciuta tanto è la costruzione dei personaggi. Questo film è essenzialmente un romanzo, i personaggi vengono presentati pian piano e man mano ne viene costruito il carattere, la personalità, la psicologia. Inoltre, il protagonista principale, cioè Vogel, non piace. È arrogante e usa metodi non convenzionali per risolvere i casi, usa i media e applica delle strategie e dei sotterfugi non molto corretti, solo perché è estremamente convinto di avere ragione. Come si dice adesso, ADORO! E poi mi è proprio piaciuta la storia, il finale arriva inaspettato e ti sorprende- in questo mi ha ricordato Gone Girl- per davvero. Così come mi è piaciuta l’idea di rappresentare il fatto visto dal punto di vista del colpevole, ma non come confessione, ma proprio per mostrarlo al pubblico e solo a lui.

Passiamo alla regia. Per Carrisi, questo film rappresenta il suo debutto dietro la cinepresa, e quindi, tanto di cappello, perché è stato bravo. Ha saputo come muovere la macchina, i movimenti degli attori sono giusti, la rappresentazione tetra, angusta c’è, l’atmosfera si crea. Certo, la regia non è perfetta e si vede. Soprattutto nell’espressività: alcune volte Servillo è andato troppo fuori e Carrisi non l’ha saputo recuperare, la madre di Anna era totalmente incapace di far trasparire un’emozione- non incolpo Carrisi di questo, ma avrebbe dovuto prendere qualcun altro o almeno provare a fare di più- neanche a pagarla, alcune scene non avevano tanto pathos ed è un gran peccato per un film come questo, ed ecco perché qualcuna l’avrei tagliata volentieri. Invece, a me ha fatto molto piacere che si sia allontanato da quello che è il classico medio thriller italiano e abbia cercato di fare qualcosa di più internazionale. Sia chiaro, non c’è riuscito al cento per cento, come ho detto prima, ci sono dei momenti in cui non si respira ansia e altri in cui l’aria ne è satura. Però è già un primo passo, su cui poteva osare di più. Altri l’hanno criticato per questo film non così italiano, a me è piaciuto, non capisco perché deve sempre essere tutto classico. Perciò, bravo Donato. Questo era il tuo debutto, niente mi fa dubitare che con un altro po’ di esperienza riuscirai a girare un film grandissimo. P.S. La scena iniziale è stata bellissima.

Anche la fotografia- importantissima per un thriller- non è male. Il buio, il momento in cui ci sono le candele davanti casa di Anna, l’albergo. Inoltre (piccolissimo spoiler), non vedrete mai i personaggi che si muovono, infatti, spesso, la telecamera passa ad un plastico di Avechot, la telecamera si muove sul luogo predestinato e si ritorna alla realtà. Nei momenti in cui si vede il plastico ci sono dei colori belli, surreali, segno di una fotografia strana, ma ricercata, lavorata e pensata, giusta per il tipo di storia.

Una cosa che ho apprezzata poco sono le scenografie. Si vede poco di questa città, forse troppo poco. Capisco che per motivi di budget non potevano fare chissà cosa, però hanno tagliato tutto al minimo. Quasi tutto il film si svolge in quelle quattro scenografie che presentano, e c’è poca differenza tra luoghi simili, tipo le camere di albergo. Peccato.

Bello il sonoro, la musica era usata bene, nei momenti giusti. Buono il montaggio, come appunto dicevo spesso vediamo il plastico e il passaggio plastico-realtà avviene bene. Ci sono cose invece un po’ più forzate che non ho apprezzato, come l’accavallamento di due scene. Lo fanno due volte, e una delle due non è riuscito granché bene.

Chiudo con gli attori. Alessio Boni è stato fenomenale. Servillo? Sì, bravo anche lui, ma alle volte usciva dal personaggio per la sua esagerazione teatrale. Però bravo eh, ci mancherebbe. Jean Reno non mi è proprio piaciuto, può recitare meglio, invece qua sembrava arrancare in alcuni punti. Non so, sarà stata un’impressione mia. Poi, come detto, l’attrice della madre di Anna era pessima e con una voce fastidiosissima, tra l’altro. Invece non mi è dispiaciuta Anna. Si vede poco, ma il suo lo fa bene.

Quindi, è un film che vi consiglio? Sì, assolutamente sì. Invece di andare a vedere Thor, andate a vedere questo, così supportiamo anche un po’ il cinema nostrano, quello fatto bene. È un prodotto che vale, non è un capolavoro, ma senz’altro migliore di molti altri film.

Voto: 71/100

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