Feud: Bette and Joan – Recensione

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Feud, mini-serie tv creata da Ryan Murphy, famoso creatore di American Horror Story, è stata trasmessa negli Usa dal 5 Marzo al 23 Aprile su FX, canale satellitare appartenente alla Fox, mentre in Italia è ancora inedita. La serie tratta, come dice il titolo, di faide, che saranno diverse stagione dopo stagione e, per iniziare, Murphy ha scelto la più grande faida che Hollywood abbia mai visto, una sfida tra due Titani, o Titanesse, di dimensioni bibliche

Protagoniste di questa nuova serie sono

Joan Crawford e Bette Davis, due attrici che hanno fatto la storia del cinema e di Hollywood negli anni ’30 e ’40. Le due attrici sono state sempre messe una contro l’altra dagli studios, soprattutto la Warner Bros che per qualche anno le aveva scritturate entrambe. Le loro vite però si intrecciano negli anni ’60, quando ormai sono grandi e la loro notorietà è molto calata e fanno fatica a trovare un ruolo. Joan bazzica in qualche film qua e là, ma non riesce a trovare nulla di serio; Bette lavoro a teatro in una commedia un po’ squallida. Come stavo dicendo, la vita di queste due grandissime stelle si intreccia quando iniziano le riprese di Che cosa è accaduto a Baby Jane? (titolo originale What ever happened to Baby Jane?). Film horror- la Warner sperava che il successo di Psycho potesse essere seguito da questo film- basato sul romanzo omonimo di Henry Farrell. Questo film del 1962 parla di due sorelle attrici che sono a costrette a condividere un misero appartamento ad Hollywood in ormai età senile. Le due attrici, che non si sopportano, provano ad essere professioniste sul set e a far andare le cose per il meglio, alcune volte riuscendoci, altre no.  Lo stesso regista, Albert Aldrich, riusciva a stento a controllarle.

E la serie tv parla proprio di questa parte delle loro vite, soprattutto. Di questo film e di dove le ha portate. É stato molto bello vederle fare coppia e allo stesso tempo litigare sul set e la faida tra di loro è stata rappresentata benissimo, sia quella costruita dagli studios, che quella vera. Ma in realtà questa faida, che ci diverte e ci fa schierare in una delle due fazioni (la Crawford e la Davis) tratta ben altri temi. Temi importanti, soprattutto per coloro che vogliono entrare nel mondo del cinema. Questa serie parla di Hollywood, ma non di quella che noi sogniamo, di quella reale, di cosa significa essere una star. Le maschere costruite, crisi d’identità, il maschilismo di Hollywood, l’alcolismo, le droghe, cattivi rapporti con la famiglia, la solitudine, l’invecchiare in un mercato che richiede sempre più giovani talenti e anche il dolore, la sofferenza. Molto spesso gli artisti, quindi anche gli attori, soffrono. Mi ha anche colpita molto una frase, che è la seguente: “Le faide non partono mai dall’odio, no. Partono dal dolore.” Questi temi così importanti, così duri vengono affrontati per tutta la durata della serie. E se già nelle altre puntate si sentono e colpiscono lo telespettatore, nella puntata finale c’è proprio un esplosione, sia di questi temi che di emozioni. Io ho pianto da matti. Non riuscivo proprio a controllare le lacrime, scorrevano sul mio viso come il Tamigi in piena.

Oltre a ciò, devo assolutamente dire che le battute erano molto belle, che fossero dialoghi o monologhi non importa. Era tutto scritto dannatamente bene! E tanti complimenti per l’accuratezza storica. Sì, ci sono delle cose inventate, ma non grandi cose. La storia è stata davvero accurata e precisa anche nella parole, e ho controllato, eh! Bravi tutti gli sceneggiatori. Anche la regia è ad alti livelli! Le mie preferite sono state quella della quinta puntata, quella degli Oscar, e dell’ultima. Perciò menzione particolare Ryan Murphy (anche come sceneggiatore della quinta) e Gwyneth Horder-Payton. Ma non sono le uniche cose grandiose. Belli sono i costumi, bello il trucco e parrucco, bella la scenografia e tutti gli oggetti di scena, che sono ovviamente adeguati agli anni ’60. Ti immergi proprio in quell’epoca, la senti, al contrario di certi film di fantascienza sopravalutati. Molte belle anche le scenografie, anche quella del set. Costruire un set su un set può sembrare facile, ma non lo è. Bravi! Montaggio stupendo, ovviamente merito di una regia grandiosa, quindi i passaggi, i movimenti di telecamera, tutto sembra naturale connesso. Infine, bello il sonoro e mi è molto piaciuta la scelta di inserire canzoni di quell’epoca.

Infine, come non spendere due parole per il talentuoso cast di Feud. Susan Sarandon e Jessica Lange sono state straordinarie nell’interpretare rispettivamente Bette Davis e Joan Crawford. Le ho adorate per tutti e otto gli episodi. Bravo anche Alfred Molina, nell’interpretazione di Aldrich e anche Dominic Burgess, nell’interpretare Victor Buono. Jackie Hoffman, che ha interpretato Mamacita, la cameriera della Crawford è stata brava e il suo accento latino mi è piaciuto davvero tanto. Però Jackie…un po’ di sportività. Anche gli altri attori sono stati bravi, ma questi sono stati i miei preferiti, non posso stare qui ed elencarveli uno per uno.

Stiamo giungendo alla fine quindi le solite cose. Vi consiglio questa mini-serie tv. Purtroppo qui in Italia non è disponibile e non lo sarà a lungo, dato che non ci sono notizie di acquisizioni dei diritti. Mi aspettavo vivamente che Sky se li accaparrasse, soprattutto dopo le tante nomination agli Emmy, di cui, purtroppo, solo due vinti. Vabbé. Comunque, le tante nomination dimostrano che la qualità di questa mini-serie è altissima. Quindi guardatevela e pregate per un arrivo nel nostro paese.

Voto: 90/100

Benissimo. Questa era la mia prima recensione di una serie-tv e spero vi sia piaciuta. Come sempre vi invito a mettere like, condividere questa recensione su tutti i vostri social e, infine, a commentare se avete delle opinioni da esprimere su questa serie e proprio sulla recensione (se vi è piaciuta o no). Io vi ringrazio tutti per averla letta e ci vediamo alla prossima recensione. 😉

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