Get Out – Recensione

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Get Out, uscito nella sale italiane a Maggio, è l’ultimo film di Jordan Peele, un sceneggiatore sicuramente non molto noto in Italia, nonché il suo debutto come registra. La sinossi è molto semplice, una giovane coppia bi-etnica parte per passare il weekend con i genitori di lei. Lui, Chris, non ha mai conosciuto i genitori di lei, Rose, ed è un po’ spaventato dal dover passare un intero fine settimana con dei bianchi.

Prima di tutto, volevo cominciare dicendo che

questo film è un horror, genere che mi piace sia da vedere che da leggere, ma sono io stesso il primo ad ammettere che molto spesso i film horror sono di bassa qualità. Ma non è il caso di Get Out che, personalmente, ho trovato fantastico, uno dei migliori film horror che io abbia mai visto.

Solitamente gli horror hanno tanto cose che non vanno, invece ora ci si trova nella situazione opposta: Get Out ha tanti punti di forza.

Prima tra tutti la sceneggiatura (spero in una nomination nella sezione Miglior Sceneggiatura Originale). Peele trovandosi a scrivere il suo primo film horror, ha deciso chiaramente di prendere dei cliché, come una coppia come protagonista, una casa di campagna isolata, dei movimenti notturni sospetti. Ma, con grande maestria, è riuscito a innovare questi aspetti, quindi la coppia è bi-etnica e la casa non è una spaventosa e malridotta casa di legno praticamente abbandonata e affittata loro da un vecchio guardiano molto strano, ma una casa enorme, bellissima e con uno stile quasi neo-vittoriano abitato da un medico e una psichiatra. Ovviamente, sono i genitori di Rose.

Ma non è solo quello che ha reso questa sceneggiatura così dannatamente originale. Peele ha voluto costruire un horror classico, che facesse davvero paura e ci è senz’altro riuscito. Get Out ti tiene con il fiato sospeso per quasi tutta la durata del film, già la prima scena fa paura. Ma ciò su cui ha puntato Peele per spaventare lo spettatore è la semplicità. Non avrete mostri, o effetti speciali a spaventarvi, ciò che vi farà più paura sarà una tazzina. Non ci credete? Guardatelo e poi mi direte.

Altri punti sulla sceneggiatura. Uno, oltre che essere horror, il film ingloba degli elementi di altri generi. I dialoghi sono molto belli e profondi, dialoghi da film drammatico e mi è piaciuto l’inserimento dell’ipnosi. C’è anche un elemento fantascientifico ed è forse quello che più mi è piaciuto e allo stesso tempo stupito di questo film. Sicuramente diverso dalla solita casa infestata. Due, l’ironia. Peele era noto per scrivere commedie e ha voluto inserire questo suo lato nel film, soprattutto nel personaggio di Rod, interpretato da Lil Rel Howery. Fa molto ridere, ed è una cosa strana per un horror. Tre, i temi trattati. Come vi ho già detto, per come erano scritti i dialoghi potevano sembrare da film drammatico (per è un drama mascherato da horror), e anche i temi trattati: il razzismo e la società americana. Peele riesce a dare allo spettatore una descrizione chiara, veritiera di come un afro-americano si sente oggigiorno in America, e di quanto la società posa essere razzista, anche senza volerlo, a volte.

Ultimo punto, il finale. Ormai, i film horror finiscono sempre con un po’ di azione e Get Out non è diverso. Questa azione l’ho trovata buona, girata bene e non eccessiva, sia come tempo che come realizzazione. Quindi, un buon risultato. Più tradizionale, è vero, ma sicuramente non abbassa la qualità del film, anche perché è un finale a suo modo intelligente.

Veniamo ad altri punti forti: regia, sempre di Peele, e fotografia. A me le inquadrature, l’espressione degli attori e l’atmosfera tetra sono piaciute da impazzire. Parlando di inquadrature, voglio ringraziare Toby Oliver, direttore della fotografia, per le riprese ampie. Non so come mai, ma negli ultimi anni si è diffusa negli horror la tendenza a fare riprese molto strette, cosa secondo me sbagliata. Per esempio, c’è la ripresa della casa in mezzo a un bosco, la casa prende praticamente tutta l’inquadratura. Se invece prendessero anche il bosco, farebbe sicuramente più paura. L’ignoto fa paura. Ma vabbé, lasciamo perdere.

Mi sono abbastanza piaciute anche le musiche, le ho trovate tetre e adatte, e il sonoro. La musica è stata usata in momenti precisi, le voci ovattate, il rumore della tazza. Perfetto!

Per gli altri aspetti (montaggio sonoro, costumi, montaggio) non ci sono grandi exploit, ma sono comunque buoni.

Passando agli attori, io devo dire che sono senza parole. Secondo me sono stati tutti bravi, anche perché è un cast fantastico. Ovviamente Daniel Kaluuya, Allison Williams e Catherine Kenner sono state quelle che mi sono piaciute di più. Ma anche Howery e Bradley Whitford sono stati strepitosi. Bravi tutti gli altri, ma loro cinque, che sono quelli che appaiono di più, sono stati grandiosi.

Quindi ragazzi, vedetevelo. Non al cinema, ormai non più, ma il dvd è uscito. Compratelo, affiatatelo, anche su i-Tunes, ma vedetelo perché merita davvero tanto.

Voto: 88/100

Bene, siamo arrivati alla fine anche di questa recensione. Spero vi sia piaciuta e che vi abbia incuriosito. Se vi sono piaciuto, vi invito a supportarmi mettendo like, seguendo il blog e magari suggerendomi a qualcuno dei vostri amici, solo se vi va, ovviamente. Spero anche commentiate dicendo la vostra, sia sul film che sulla recensione, o anche se avete eventuali domande. Grazie e alla prossima 😉